Irpinia Aglianico Doc
Cantine di Marzo

 20,00

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Un vino brillante, di color rosso rubino. Al naso è un vino intenso e complesso, con note di frutta di bosco matura e spezie dolci. In bocca risulta morbido, fresco e sapido, con tannini fini e vellutati. Il nostro Irpinia Aglianico Doc è prodotto da uve provenienti da antichi vigneti di Tufo, con piante di 50 anni d’età! Con una resa per ettaro molto bassa, produciamo circa 6000 bottiglie ad annata.
Particolarmente appropriato con la cacciagione e formaggi stagionati. In Irpinia, la sua terra dʼorigine, è spesso bevuto con carni alla brace e funghi porcini come anche con salumi locali come la soppressata o il capocollo.
Tecnica di vinificazione: Le uve vengono selezionate, diraspate e messe a fermentare con lieviti autoctoni selezionati in vasche di acciaio inossidabile a temperatura controllata. La macerazione sulle bucce avviene a temperatura relativamente alta e completata in una decina di giorni. L’obiettivo è quello di ottenere colore e tannini pur tenendo vivo il fruttato. Il vino viene poi conservato in barrique di terzo passaggio per circa sei mesi. La fermentazione malolattica avviene naturalmente con il normale aumento delle temperature nella primavera successiva alla vendemmia. Il vino riposa poi in bottiglia per altri 4 mesi prima di essere commercializzato.

Denominazione: Irpinia Aglianico DOC
Vitigno: 100% Aglianico
Ubicazione vigneti: territorio di Tufo, frazione Santa Lucia
Esposizione ed altitudine: orientati principalmente a sud ovest a un’altitudine di 300 mt s.l.m.
Natura del terreno: argilla-calcare, zolfo
Allevamento della vite: cordone speronato
Densità di piantagione: 3.000 piante per ettaro
Età media della vite: dai 20 ai 50 anni
Resa per ettaro: 70 quintali per ettaro
Vendemmia: fatta a mano a fine ottobre
Quantità media bottiglie: 6.000
Formato della bottiglia: 0,75 l
Grado alcolico: generalmente 13°
CONTIENE SOLFITI

Premi e riconoscimenti
91 punti da James Suckling per l’annata 2019
92 punti da James Suckling per l’annata 2018
4 Grappoli Bibenda 2022 per l’annata 2018
91 punti da James Suckling per l’annata 2017

Pillole di Storia: Quando in testa nasce l’idea di voler produrre un ottimo vino occorrono molti elementi da tener presente e che sinergicamente concorrono alla perfetta realizzazione di quanto pensato. Un esempio lampante di tutto questo è quello che realmente si è verificato presso l’azienda irpina Cantine Di Marzo, famosa per la produzione del Greco di Tufo.
Partiamo dalla storia. Ebbene questa impresa è stata fondata ufficialmente nel 1833 e quindi è la più antica della Campania, anche se già nel 1648 il capostipite Scipione Di Marzo aveva per primo piantato in questo areale barbatelle di un raro vitigno il “Greco del Vesuvio”, che poi in appresso fu chiamato appunto “Greco di Tufo”, un varietà dalla quale si ricavano vini lungamente serbevoli. Il secondo elemento importante è proprio questo: la disponibilità di una specie varietale di grande valore, che si è bene acclimatata in questo territorio ricco di zolfo fossile tanto che le viti di Greco provengono dal vivaio stesso dell’azienda, perpetuando così un grande patrimonio genetico. Il terzo elemento riguarda la filosofia aziendale, che ha puntato sempre di più sulla zonazione e sui crus identitari, per valorizzare ancora di più l’unicità di questo terroir. Quarto elemento attiene all’attuale proprietario Ferrante Di Somma, che insieme alla sorella Maria Giovanna nel 2009 ha rilevato l’azienda in qualità di diretto discendente della dinastia dei Di Marzo.
Un personaggio vulcanico, carismatico e passionale Ferrante, pieno di iniziative e molto preparato professionalmente, formatosi presso scuole specialistiche in Francia ed in Europa. Quinto ed ultimo elemento da sottolineare concerne l’enologo aziendale, cioè Vincenzo Mercurio una persona affidabile, esperta, instancabile e molto competente nel suo lavoro, tanto che nel 2022 è risultato il migliore enologo d’Italia. E se poi ci mettiamo anche che questi vini sono venduti a prezzi molto favorevoli allora il cerchio si chiude completamente, per cui se il risultato finale era quello di produrre ottimi vini, come si era pensato, allora l’obiettivo è stato certamente raggiunto