Taurasi Docg
Cantine di Marzo

 29,00

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Il vino si presenta brillante e di colore rosso rubino. Intenso e complesso al naso, offre profumi di prugne, visciole e amarene, con un accattivante corredo di spezie e liquirizia. In bocca sfodera subito la sua grande freschezza che si fa compagna di tannini estremamente fini. La persistenza è lunga, con ritorni di ciliegia e prugna nera. Poco percettibile il contributo della barrique che affianca con eleganza e discrezione gli aromi naturali del vino.
Le uve vengono selezionate, diraspate e sottoposte ad una pigiatura soffice. Il mosto fiore viene messo a fermentare con lieviti selezionati in vasche di acciaio inossidabile a temperatura controllata. La macerazione avviene a temperatura relativamente alta e completata in una decina di giorni, per ottenere così un vino estremamente delicato ed elegante. Il vino viene poi messo a invecchiare in barrique di rovere francese per un periodo di almeno un anno. In seguito, il vino viene leggermente filtrato e imbottigliato. Rimarrà in bottiglia per almeno un anno prima di essere immesso sul mercato.
Particolarmente appropriato con la cacciagione e formaggi stagionati. Si abbina molto bene anche con piatti in salsa. In Irpinia, la sua terra dʼorigine, è spesso bevuto con carni alla brace e funghi porcini, come anche con salumi locali quali la soppressata o il capocollo. Il Taurasi è il vino ideale per accompagnare piatti con sapori forti.
Temperatura di servizio: 16 – 18 °C

Denominazione: Taurasi DOCG
Vitigno: 100% Aglianico
Ubicazione vigneti: Luogosano e Montemarano
Esposizione ed altitudine: orientati a sud ad un’altitudine che va dai 350 ai 450 mt s.l.m.
Natura del terreno: argilla e calcare
Allevamento della vite: cordone speronato
Densità di piantagione: 3.000 piante per ettaro
Età media della vite: 20 anni circa
Resa per ettaro: 70 quintali per ettaro
Vendemmia: fatta a mano a fine ottobre
Quantità media bottiglie: 2.000
Formato della bottiglia: 0,75 l – 1,5 l
Grado alcolico: generalmente 13°
CONTIENE SOLFITI

Riconoscimenti:
2017 Luca Maroni 92/100
2019 James Suckling 92/100
2016 I vini di Veronelli 2022 90
2016 Robert Parker 92
2016 I vini di Veronelli 2021 90
2016 Bibenda 2021
2016 I Migliori Vini Italiani
Luca Maroni 2021 94/100

Pillole di Storia: Quando in testa nasce l’idea di voler produrre un ottimo vino occorrono molti elementi da tener presente e che sinergicamente concorrono alla perfetta realizzazione di quanto pensato. Un esempio lampante di tutto questo è quello che realmente si è verificato presso l’azienda irpina Cantine Di Marzo, famosa per la produzione del Greco di Tufo.
Partiamo dalla storia. Ebbene questa impresa è stata fondata ufficialmente nel 1833 e quindi è la più antica della Campania, anche se già nel 1648 il capostipite Scipione Di Marzo aveva per primo piantato in questo areale barbatelle di un raro vitigno il “Greco del Vesuvio”, che poi in appresso fu chiamato appunto “Greco di Tufo”, un varietà dalla quale si ricavano vini lungamente serbevoli. Il secondo elemento importante è proprio questo: la disponibilità di una specie varietale di grande valore, che si è bene acclimatata in questo territorio ricco di zolfo fossile tanto che le viti di Greco provengono dal vivaio stesso dell’azienda, perpetuando così un grande patrimonio genetico. Il terzo elemento riguarda la filosofia aziendale, che ha puntato sempre di più sulla zonazione e sui crus identitari, per valorizzare ancora di più l’unicità di questo terroir. Quarto elemento attiene all’attuale proprietario Ferrante Di Somma, che insieme alla sorella Maria Giovanna nel 2009 ha rilevato l’azienda in qualità di diretto discendente della dinastia dei Di Marzo.
Un personaggio vulcanico, carismatico e passionale Ferrante, pieno di iniziative e molto preparato professionalmente, formatosi presso scuole specialistiche in Francia ed in Europa. Quinto ed ultimo elemento da sottolineare concerne l’enologo aziendale, cioè Vincenzo Mercurio una persona affidabile, esperta, instancabile e molto competente nel suo lavoro, tanto che nel 2022 è risultato il migliore enologo d’Italia. E se poi ci mettiamo anche che questi vini sono venduti a prezzi molto favorevoli allora il cerchio si chiude completamente, per cui se il risultato finale era quello di produrre ottimi vini, come si era pensato, allora l’obiettivo è stato certamente raggiunto